Eh niente, te ne dovrai fare proprio una ragione. I corvi ti odiano! Non è colpa tua, e nemmeno mia! Probabilmente questi animali hanno avuto dei traumi con una persona che ti somigliava su.. No, ora stai esagerando, non ti stanno deridendo. Eddai calmati, posa quel bastone quel bastone..

“Impronta Animale” il podcast

Ascolta “I Corvi Sanno chi Sei e ti Odiano – Etologia” su Spreaker.

Da dove comincio? Forse dalla gag che vi ho proposto all’inizio. No, non stavo scherzando sul fatto che i corvidi, o più nello specifico i corvi, possono ricordare una persona che li ha maltrattati, e generare una sorta di disobbedienza civile! Ma procediamo con calma e prima di entrare nel succo del discorso vorrei ringraziare tantissimo due persone. La prima è Ettore del canale Youtube IlNibbio. Ha creato un video reaction fantastico sui commenti che la gente ha postato su Facebook contro i corvidi. Devo dire che la gente si è davvero sbizzarrita in stile complottismo, in cui cornacchie e taccole sembrano essere il male sceso in terra… La seconda è Willi di Zoosparkle che senza saperlo ha acceso la mia curiosità per questi animali e mi ha fatto scoprire la loro intelligenza, tanto da creare un episodio a tema anche se parlerò di qualcosa di molto più specifico.

La Trasmissione delle Informazioni nei Corvidi

Sono note alla maggior parte delle persone la grande le capacità adattative di questi animali. Si è discusso molto sul fatto che la cornacchia nera (Corvus corone) buttasse intenzionalmente delle noci sulla strada, così che le automobili liberassero il prezioso tesoro racchiuso al loro interno. L’aspetto ancor più sorprendente è stato osservare una diffusione di questo comportamento in altre popolazioni vicine. In questo caso si parla di comportamento culturalmente trasmesso per via orizzontale, se avviene tra membri del gruppo, o per via verticale, se sono i genitori che lo insegnano ai figli. Non è stata la sola università di Kyoto a parlare di questo fatto, numerose osservazioni, come quella di Terry Maple, dimostrerebbero che gli animali, e non sto parlando solo della cornacchia, attuerebbero questo comportamento in modo consapevole pianificando l’atto nei minimi dettagli.

Immaginate: il corvide ha una noce dura nel becco e non riesce a romperla nemmeno scagliandola da 5 o 6 metri di altezza. Avvilita prova l’ultimo tentativo, ma la noce sguscia sulla strada. L’animale sa che quel posto è pericolo e predatori lucenti aspettano solo un suo passo falso, quindi decide di lasciare stare. Ad un certo punto sente passare uno di quei mostri e ringrazia il dio piumato di non esserci andato, ma.. sente un crack.

Si volta sorpresa e vede quella noce indistruttibile in frantumi! Vista la sua adattabilità non ci mette molto a fare 1 + 1 e decide di prendere un’altra noce. Quando passa una macchina si alza con il frutto nel becco e lo lascia cadere proprio sull’asfalto. Una, due, tre macchine.. Lei è sempre in aria che volteggia e aspetta ansiosa. Arrivato finalmente un momento di quiete senza il passare frenetico delle auto, la cornacchia prende velocemente il ricco bottino e va alla ricerca di una nuova noce.

Mica stupida eh.. Ma c’è di più, perché come avrete letto dal titolo le cornacchie americane possono portare rancore, ed odiano proprio te!

I Corvi ti Odiano

Cornell, Marzluff e Pecoraro hanno davvero dimostrato nel 2011 che la cornacchia americana o Corvus brachyrhynchos è capace a discriminare facce umane pericolose da quelle neutre, e questa informazione viene comunicata agli altri membri della popolazione. Non c’è solo la trasmissione di un messaggio, ma anche l’organizzazione di attacchi simultanei sulla persona che ha triggerato questi animali! L’individuazione del pericolo genera una risposta di mobbing da parte dei corvidi, cioè vocalizzazioni ed attacchi di gruppi che scoraggiano o mettono in funga il target di questa aggressione organizzata.

L’informazione si diffonde sia orizzontalmente, cioè tra i membri del gruppo, che verticalmente, quindi dai genitori ai figli; ma come succede anche nella società umana, la parola dei giovani conta meno rispetto a quella degli adulti! Si, perché quando l’esperimento veniva fatto su un giovane, questo non attirava l’attenzione delle altre cornacchie e l’allarme non veniva diramato.

Vi potreste chiedere per quanto tempo si è diffusa questa informazione in questa popolazione. Beh, addirittura per 5 anni e per almeno 1 km da dove era avvenuto il reato!

Di questo comportamento ci sono testimonianza anche piuttosto recenti. Nel 2019 si parlava di Shiva Kewat, un uomo che avrebbe cercato di aiutare un piccolo corvide ma senza fortuna. Da quel momento in poi gli altri corvi lo aspettavano fuori casa per attaccarlo e comunicare con i loro simili attraverso vocalizzazioni d’allarme! Che sia avvenuto il processo descritto in precedenza? Ci sta, dopo tutto qualche esemplare libero potrebbe avere confuso l’aiuto di Shiva per un vero e proprio omicidio a sangue freddo!

… Anche in Italia?

Torna la paura nel 2020, quando a Nichelino in provincia di Torino, gruppi di cornacchie grigie (Corvus cornix), chiamate semplicemente corvi dalle testate giornalistiche, attaccavano i passanti nel cento della piazza cittadina. Tanta paura e nulla più, visto che nessuna persona è stata ferita gravemente, ma perché gli uccelli hanno attaccato di punto in bianco la tranquilla cittadina? Questi corvidi si ricordavano di un passante che li aveva trattati male, e per vendicarsi le cornacchie volevano conquistare il paese? Niente affatto, anche se sarebbe affascinante… Il motivo di tutta questa aggressività è da attribuire ad un’azione difensiva per un pullo caduto dal nido. Mmmhh.. Tuttavia la notizia non è chiara, perché in alcuni punti parlano di stormo di uccelli, in altri dei soli genitori aggressivi. Ritengo che sia molto più probabile che i soli genitori furono i colpevoli degli attacchi, vista l’elevata territorialità della cornacchia grigia.

Quest’ultimo esempio era per dirvi che non necessariamente i corvidi attaccano le persone perché si ricordano di loro, e ci sono molte variabili da considerare. Tuttavia rimane una capacità affascinante che dimostra, ancora una volta, come animali flessibili a livello comportamentale, cioè plastici, siano in grado di gestire al meglio l’ambiente biologico e fisico circostante per poter sopravvivere e prosperare.

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