pesce rosso Carassius auratus auratus
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Si continua a parlare di comportamento animale e attività neurali. Come avrete intuito siamo in ambiente acquatico e stiamo per sfatare un mito vecchio e talmente inculcato nella nostra cultura da essere granitica: la memoria corta dei pesci, soprattutto del pesce rosso!

Memoria Pesce Rosso, Tra Leggenda e Realtà

Associamo ai pesci una scarsa evoluzione cognitiva e li consideriamo delle creature primitive, forse a causa dell’idea che la vita si sia originata proprio dall’acqua e che richiamano l’origine della vita. Tuttavia, questi animali si evolvono con gli stessi ritmi umani, se non più velocemente. Basta pensare alle barriere coralline così ricche di generi e specie diverse. I pesci sono caratterizzati da una scarsa intelligenza? Una memoria ridicola? E’ tutto vero?? Preoccupiamoci della memoria e vediamo come nasce il mito del pesce rosso.

Aimè, lo sappiamo che i nostri cari amici muniti di branchi sono messi in acquari talmente piccoli da domandarci come cavolo fanno a sopravvivere li dentro? Le cose sono due: o il Carassius auratus è un superpesce, il supereroe acquatico che mammamia Acquaman spostati, oppure entrano in gioco processi psicologici nel pesce che gli permettono di cancellare dalla loro mente questa condizione degradante. In poche parole, la depressione è talmente tanta da accettare il loro destino. 10 grammi di antropocentrismo e un pizzico di “tanto i pesci hanno una mente primitiva”, e otterrete il mito tanto dibattuto.

Anche i film d’animazione hanno dato la loro parte con La ricerca di Nemo della Pixar. Già nella primissima puntata del podcast avevo puntato il dito verso la cattiva rappresentazione dei pesci pagliaccio, ma in questo contesto è l’amnesia di Dori che trasmette un’idea sbagliata sulla memoria dei pesci. Che sia stato accidentale? Forse, ma intanto i bambini continuano a credere che i pesci possono soffrire di amnesia.

Gli Studi

Critiche a parte, se abbiamo un acquario (e non una boccia. Dio, quelle cose sono delle torture) possiamo risolvere il quesito molto rapidamente. Il pesce rosso regolerà rapidamente i suoi ritmi metabolici con l’ora dei pasti e mostrerà una chiara richiesta di cibo quando si avvicina l’ora designata. Inoltre se una figura estranea proverà ad avvicinarsi, l’animale guizzerà lontano verso il suo rifugio. Entrambe consistono in due memorie basate sull’esperienza, anche se la prima è di natura metabolica e la seconda si basa su stimoli esterni. Entra in gioco l’abituazione dell’animale a queste condizioni, ma la memoria le deve aver apprese e fissate nella mente.

Già nel 1994 gli studi su questi animali hanno confermato che il pesce rosso è in grado di ricordare perfettamente, giorno dopo giorno, che una leva può essere tirata per ottenere del cibo solo entro un’ora specifica della giornata. Sicuramente è molto di più dei classici 5 secondi che attribuiamo alla memoria del pesce norro! Questa finestra temporale memorizzata indica che l’animale sa quantificare il tempo che sta passando, si sa collocare in una finestra temporale precisa, e anche che sa prevedere degli eventi e delle azioni.

Non solo il Pesce Rosso

Ma non limitiamoci ai soli pesci rossi, perché uno studio del 2001 di Brown ha dimostrato che anche il pesce arcobaleno macchiato cremesi (Melanotaenia duboulayi) ricorda per molto tempo. In particolar modo esperienze di fuga dai pericoli avvenuti 11 mesi prima. Cioè (Shock).

E che dire dei guppy (Poecilia reticulata) in grado di risolvere un labirinto sempre più velocemente man mano che lo completano e ripetono la task. Sembra una stupidata, lo ammetto, ma in realtà indica un elevata abilità di navigazione che è comparabile a quella dei ratti. Perché è simile? Perché lo è anche il loro ambiente, ricco di ostacoli da sorpassare, vicoli ciechi e fessure. In questo caso si parla di un’evoluzione di abilità cognitive simili.

Questa abilità è stata ritrovata anche nel nostro amico pesce rosso, ma si sa di più. Si, perché anche in questi pesci esisterebbero delle cellule nervose simili alle “place cells” dei mammiferi, cioè cellule che danno informazioni sulla posizioni nello spazio dell’animale.

E se non vi siete convinti ancora del tutto sull memoria dei pesci, vi stupisco! Il Toxotes chatareus, un pescetto che fa parte della famiglia dei pesci arcieri, dalla loro forma caratteristica, è stato in grado di riconoscere l’89% delle volte dei volti familiari in un esperimento! Rendiamoci conto che molte volte nemmeno noi siamo n grado di farlo, quindi non serve necessariamente un cervello complesso!

Quindi i Pesci hanno una Buona Memoria o no?

Ora, è difficile che accada nei pesci rossi, perché bisogna sempre tenere in considerazione l’ecologia della specie. I cuggggini selvatici vivono in acque torbide in cui la vista sarebbe un senso ipercostoso ed inutile (trovare qualcosa di costoso ed inutile), quindi hanno affinato altri sensi.

Quindi, con che diritto possiamo pensare che un pesce ha poca memoria o che ha un cervello primitivo? Credo che convenga rivalutare quest’idea, e lo spazio che diamo ai pesci d’acquario. Ragazzi, la boccia è da denuncia.. Vi ringrazio per l’attenzione e ci vediamo al prossimo episodio. Ciao a tutti.

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