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Tettonica a placche e Struzzi – Video|Trascrizione

    Cos’hanno in comune uno struzzo con la tettonica a placche? Ne parliamo tra pochissimo!


    Trascrizione

    Ciao Branco, benvenuti in questo primissimo video della nuova serie che condurrò come nuovo membro del team di Impronta animale. Per chi non avesse idea di cosa sto parlando sappiate che potete trovarci su Spotify, Spreaker e tutte le piattaforme di podcasting, ma anche Instaram e Facebook.

    Uccelli dalla “bocca antica”

    Ma veniamo al sodo e iniziamo subito a parlare dei pennuti giganti e soprattutto di tutta quella grossa grassa famiglia allargata di cui fanno parte: i paleognati, nome stranissimo che significa “bocca antica”, non perché parlino latino ma piuttosto per il vomere molto grande, caratteristica ritenuta ancestrale. In questo grosso gruppo ritroviamo i Tinamidi, uccelli corridori sudamericani e i ratiti, di cui fanno parte quei delinquenti degli struzzi, emù e casuari. I primi sanno volare ma lo fanno malissimo, mentre i ratiti sono generalmente più grandi e non volano affatto, avendo sviluppato degli arti posteriori possenti per correre meglio e prendere a calci la gente. Ma conosciamo meglio questi brutti ceffi.

    I casuari sono un gruppo di specie che vivono in Nuova Guinea e Australia del Nord, specializzati nel correre fino a 50 km/h con una particolare forma del corpo che consente loro di fare parkour nella fitta vegetazione della foresta pluviale. Possiedono un’enorme cresta ossea cheratinizzata la cui funzione è tutt’ora dibattuta: pare infatti che questa amplifichi i suoni e che sia comunque coinvolta nella comunicazione, sia visiva che acustica, ma sono state ipotizzate altre funzioni come quella di protezione mentre l’animale si muove nella foresta. Un’altra simpaticissima caratteristica di questi amiconi blu è il deliziosissimo artiglio nelle zampe, che può raggiungere i 12 centimetri e rende i calci di questi animaletti davvero graziosi. E letali.

    Sono persino stati registrati degli attacchi diretti a umani, e ciò ha contribuito a rendere la reputazione dei casuari davvero pessima. C’è da dire che la quasi totalità di questi attacchi non erano mai ingiustificati: nel 1999 è stato pubblicato un report di 221 attacchi, e in quasi tutti i casi gli animali accusati stavano difendendo il nido, i pulcini o la loro stessa vita. La metà di questi casi riguardavano animali che erano stati abituati al foraggiamento da parte delle persone, e che quindi avevano perso il timore verso l’essere umano e pretendevano cibo arrivando persino a calciare le porte e le finestre delle abitazioni.
    I casuari sono generalmente timidi e anche se decideste di fare una gitarella nel profondo della foresta pluviale Indonesiana, sarebbe davvero difficile riuscire a vederne uno prima che scappi via.

    Gli emù sono gli uccelli più alti dopo gli struzzi, raggiungendo il metro e novanta. Vivono in Australia, negli ambienti di savana e nelle foreste sclerofille, ovvero foreste composte da alberi e cespugli con foglie molto dure adattate a un clima arido. Gli emù infatti possiedono un piumaggio che consente loro di mantenere la temperatura corporea nella norma nonostante le temperature alte, un po’ come le popolazioni Tuareg che indossano la lana per proteggersi dalle condizioni estreme del deserto del Sahara.

    Gli emù sono anche i protagonisti di uno degli eventi più bizzarri della storia dell’umanità: hanno ingaggiato una guerra contro di noi. E l’hanno pure vinta. No, non vi sto pigliando per i fondelli, nel 1932 nell’Australia Occidentale i contadini, stanchi delle incursioni di questi uccellacci giganti che distruggevano recinzioni e banchettavano sui raccolti, hanno chiamato l’esercito che è arrivato con delle mitragliatrici pesanti. In più eventi però gli agili strateghi piumati hanno evitato i proiettili delle mitragliatrici, facendo sprecare ai soldati così tante risorse che alla fine questi si sono ritirati e hanno lasciato i contadini soli, frustrati, e anche un pochino confusi. E questa è la storia di come abbiamo perso contro dei polli giganti.

    Lo struzzo è l’uccello vivente più grande, è originario dell’Africa subsahariana e vive in gruppi nomadi, di solito harem di femmine controllati da un maschio. Avrete sicuramente sentito parlare di questi animali per il curioso comportamento che li porta a nascondere la testa sotto la sabbia se spaventati. E per curioso intendo inesistente. In realtà questi animali se spaventati appiattiscono il corpo al suolo per sembrare dei cespugli agli occhi dei predatori, ma se ciò non funziona ricorrono all’ignoranza con calci degni dei loro cugini casuari. A proposito, se vi interessano le bufale sugli animali sappiate che ne abbiamo parlato in un episodio del podcast insieme a Graziano Ciocca, autore del libro Bufale Bestiali.

    Tettonica a placche, migrazioni e speciazioni

    Ora vi starete chiedendo cosa c’entra tutto questo con la domanda iniziale? Ci stiamo arrivando. Vi ho appena parlato di alcuni dei grandi uccelli non volatori e delle zone del pianeta dove abitano, e se aggiungiamo i tinamidi come i nandù in Sud America e i kiwi in Australia, osservando la distribuzione di questi uccelli imparentati tra loro verrebbe da farsi una domanda: come mai stanno tutti al sud? Come mai non ci sono parenti degli struzzi in Europa, Asia o in Nord America? Magari stanno raccogliendo le forze per invadere il mondo intero come in una partita a risiko, oppure la questione è un po’ più complessa.

    Per studiare domande di questo tipo esiste una disciplina chiamata Biogeografia, che studia appunto la distribuzione degli animali tenendo conto della storia evolutiva delle specie e dei fenomeni geologici come formazione delle montagne e lo spostamento dei continenti. Per la mia ricetta di biogeografia servono pochi e semplici ingredienti: geografia fisica, zoologia e tettonica delle placche. Io ci metto anche un po’ di paleontologia, i revisori delle riviste scientifiche ne vanno matti la domenica a pranzo.

    La tettonica delle placche per chi non lo sapesse è quella dinamica che vede la crosta terrestre divisa in zattere che, galleggiando sullo strato di roccia fusa più interna detta mantello, si muovono e modificano l’assetto delle terre emerse. Questo è il fulcro del nostro discorso poiché tutto l’emisfero sud del pianeta, fino a circa 167 milioni di anni fa, era unito in un supercontinente detto Gondwana.

    Proviamo a unire tutti questi tasselli che presi singolarmente sembrano sconnessi ed ecco che il puzzle prende forma: secondo molti biogeografi i palognati discenderebbero tutti da un progenitore comune vissuto nel Gondwana fino a 167 milioni di anni fa, quando il supercontinente iniziò a dividersi in piccoli frammenti con la tettonica a placche, che ora costituiscono tutto l’attuale emisfero sud.

    Questi frammenti isolati ospitavano diverse popolazioni del super-struzzo progenitore che non potevano più incrociarsi tra loro e quindi avrebbero poi generato indipendentemente le specie che conosciamo oggi. Questa interpretazione vedrebbe inoltre la perdita della capacità di volare derivata dall’immensa pigrizia del super struzzo progenitore supremo, che aveva capito tutto della vita e che ha trasmesso l’arte dell’ozio e dei calci volanti ai suoi discendenti.

    Quindi mistero risolto, giusto? GIUSTO? E invece no. Nel 2008 un gruppo di ricercatori della University of Florida ha effettuato un’analisi filogenetica con il materiale genetico di tutti i ratiti e tinamidi esistenti e ha scoperto che tutti questi animali non provengono da un unico progenitore… e addio a mega struzzo ignorante. Questo cosa ci dice? Sicuramente i nostri amici polli giganti derivano da diverse specie vissute nel Gondwana, o non si spiegherebbe la loro distribuzione attuale e i ritrovamenti fossili di questi animali solo nell’emisfero Sud. Per quanto riguarda invece la perdita della capacità di volare, il discorso è diverso e non deriverebbe dalla pirizia di un singolo antenato, ma sarebbe il frutto dell’ozio di tante specie che, nel corso dell’evoluzione, hanno preferito alzare il dito medio artigliato ai loro parenti volanti e rimanere comodamente tra i cespugli.

    Conclusione

    Eccoci arrivati al termine della storia di questi animali che secondo me sono incredibilmente affascinanti, uccelli non volatori dall’aspetto dinosauresco che possono terminare la tua esistenza prima che tu possa dire ratiti. Il mio preferito rimane l’emù, che ha umiliato centinaia di soldati armati fino ai denti. Qual è invece il vostro preferito tra questi uccelli? Fatecelo sapere nei commenti!

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