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Vaiolo delle Scimmie, o Monkeypox

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Sentiamo sempre più parlare del vaiolo delle scimmie, o Monkeypox, ma cosa sappiamo di questo virus? Può essere un’altra “bomba” biologica tipo il covid? Parliamone!

Ascolta “Chi si è fatto quella scimmia? VAIOLO DELLE SCIMMIE – Parliamone” su Spreaker.

Il Monkeypox è una malattia africana e non è del tutto nuova dalle autorità competenti, visto che è stata rilevata per la prima volta nel 1.958 in un laboratorio danese che studiava delle scimmie affette dal morbo provenienti da Singapore. Mentre nel 1970 per la prima volta è stata diagnosticata nell’uomo. Ma quindi perché ce ne preoccupiamo? Ultimamente si stanno osservando diversi casi in Paesi in cui la malattia non è endemica. Anche in Italia!

Non ne parleremo se non si trattasse di una zoonosi, cioè una malattia che passa da animali, come le scimmie e roditori, all’uomo. Ma attenzione a non demonizzare le specie serbatoio come successe con i pipistrelli e il covid, perché anche noi trasmettiamo delle malattie agli animali e in quel caso si parla di antroponosi.

Come si contrae il vaiolo delle scimmie?

Esistono due tipi di Vaiolo delle scimmie: quello del Congo che ha un tasso di mortalità del 10,6%, e quello dell’Africa Occidentale, con un tasso di 3,6%. Che è quello che interessa i Paesi non africani colpiti. I dati provengono da pazienti africani nelle zone endemiche della malattia, in cui la sanità non è di certo delle migliori. C’è chi comunque ci ironizza su, dicendo che qualcuno si è fatto una scimmia perché l’OMS e non solo, citano come modalità di trasmissione i contatti omosessuali.

Ma quindi ci dobbiamo preoccuparci? Attualmente la malattia presenta un basso grado di contagiosità, perché si trasmette attraverso fluidi contaminati, contatto fisico diretto e al massimo droplet. Quindi con contatti molto ravvicinati.  La sintomatologia del vaiolo delle scimmie è ben definita, e comprende febbre alta, pustole virulente, mal di testa, astenia, mialgia e mal di schiena. Ma dopo un periodo di circa 15 – 20 giorni la malattia tende a scomparire. L’attuale preoccupazione è data dal fatto che è la prima volta che non sono stati osservati collegamenti con le regioni endemiche del virus.

Il vaccino contro il vaiolo piò aiutare? Si, può aiutare. Esistono già alcuni vaccini specifici già approvati contro il Monkeypox, ma attualmente sono poco distribuiti vista la scarsa diffusione del virus. Quindi staremo a vedere se e come si evolveranno i ceppi, ma il covid ha preparato le organizzazioni a rispondere per tempo a queste cose. Comunque il virus ha già creato in passato dei focolai, ma l’attuale allarmismo è dovuto sia a numeri leggermente più alti, che allo stato pandemico.

In caso mostraste sintomi, o aveste il sospetto soprattutto dopo un viaggio nelle zone di rischio, contattare il medico!


Riferimenti:
OMS. https://www.who.int/emergencies/disease-outbreak-news/item/2022-DON385

Immagine di copertina di proprietà del sito Fanpage

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